Mercurio di Giambologna
Il Mercurio di Giambologna, conservato al Museo Nazionale del Bargello, è una delle opere più emblematiche del tardo manierismo, un capolavoro che unisce virtuosismo tecnico e raffinatezza formale. Realizzata nel 1580 per i Medici, questa straordinaria scultura in bronzo rappresenta il messaggero degli dei nell’atto di spiccare il volo, sospinto dal soffio di Zefiro, la cui testa funge da basamento.
Il corpo atletico e giovane di Mercurio si avvita nello spazio con una grazia che sembra sfidare le leggi della gravità. Il braccio destro è proteso verso l’alto, con il dito che punta simbolicamente al cielo, mentre la gamba destra si slancia indietro in un perfetto equilibrio di forme e movimento. Questo effetto dinamico è ulteriormente accentuato dalla rotazione della testa e dall’arretramento del braccio sinistro che regge il caduceo, originariamente in legno e cera.
L’invenzione di Giambologna non è solo un trionfo tecnico, ma anche un’opera che incarna la disputa cinquecentesca sul "paragone delle arti", dimostrando la capacità della scultura di competere con la pittura nel rappresentare il movimento. L’iconografia della statua, infatti, potrebbe essere ispirata al Mercurio dipinto da Raffaello nella Villa Farnesina a Roma, con un evidente intento di dimostrare la superiorità tridimensionale della scultura.
Questo esemplare di Mercurio fu commissionato dai Medici per essere inviato a Roma, dove venne collocato nella Villa del Pincio del cardinale Ferdinando de' Medici. La fortuna della statua risiede nella sua straordinaria originalità: la composizione audace, con il dio sospinto dal vento in un equilibrio impossibile, e il dettaglio raffinato del corpo giovane e agile incarnano il gusto aristocratico dell’epoca, celebrando l’eleganza e la complessità del tardo manierismo.
Oggi, il Mercurio di Giambologna è un capolavoro che non smette di incantare, simbolo della perfezione tecnica e dell’innovazione artistica che ha segnato il Cinquecento.


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